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La chiesetta dell'Alpe Quaggiui venne iniziata nell'estate 1867 per iniziativa del parroco don Giuseppe Garbagni. Egli chiese al vescovo di Novara mons. Filippo Giacomo Gentile il permesso di lavorare nei giorni festivi, perché già troppo impegnati in quelli feriali nelle loro attività alpestri. L'autorizzazione fu concessa, purché i lavori non venissero compiuti durante le funzioni religiose della parrocchia e più in fretta possibile, in modo da non coinvolgere troppe festività.
La partenza fu entusiastica e nel giro di pochi anni l'opera giunse quasi a termine, ma alla morte improvvisa dello zelante promotore don Garbagni (24 marzo 1874), i lavori si interruppero.
Essi furono ripresi e portati a compimento solo dopo quasi 40 anni, nel 1913, con don Giovanni Vercelli, un altro parroco trascinatore.
Anche in questo anno giubilare (XVI centenario dell'Editto di Costantino), buona fu la rispondenza della popolazione, sia in volontariato che in offerte. Muratori furono i fratelli Giovanni e Serafino Marta di Boretta; falegnami i fratelli Defendente e Giacomo Ghisoli di Vigino; decoratori i fratelli Enrico e Luigi Medar di Vigino; fabbro, Giovanni Novaria di Molini.
L'oratorio fu dedicato alla beata Panacea (allora chiamata Panasia), una pastorella di Quarona (VC) molto devota, uccisa a 15 anni dalla matrigna per gelosia e cattiveria il 27 marzo 1383 (è la data più attendibile), sepolta a Ghemme (NO) e divenuta la protettrice dei pastori ed alpigiani.
La solenne inaugurazione avvenne domenica 18 maggio 1913. Grande fu il concorso di popolo; prestò servizio anche la Filarmonica di Calasca.
La festa iniziò già la sera precedente con i vari "fuochi di gioia" (falò), sparo di mortaretti e "lancio di razzi" (fuochi d'artificio), con permesso speciale del sindaco ed autorità competenti, mentre in parrocchia le campane suonavano a distesa.
Al mattino seguente, il tempo minaccioso tenne tutti in ansia con gli occhi ai nuvoloni che scorrazzavano per il cielo. Dopo molta incertezza se rimandare la festa, fu presa una decisione, rischiosa ma indovinata: quella di proseguire nel programma fissato.
Alle ore 9.30 partirono tutti in processione dalla Parrocchiale con la reliquia della beata Panacea; alle 10.30 ci fu la benedizione del nuovo edificio sacro e del quadro posto sopra l'altare ligneo dorato, raffigurante la scena cruenta del martirio della Patrona (altezza cm. 140, larghezza cm. 100).
Seguì la messa cantata, celebrata dall'arc. don Giovanni Vercelli, con l'assistenza di don Eugenio Manini, primicerio di Anzino e di don Antonio Catone, arciprete di Bannio e cappellano di Pontegrande.
A mezzogiorno il fabbriciere della Parrocchiale Giuseppe Marta, "uomo molto servizievole e potente in pecunia", offrì il pranzo ai sacerdoti e a vari altri intervenuti alla festa. Bartolomeo Francini fu "cuoco valente". Intanto le condizioni atmosferiche si erano pienamente ristabilite.
Alle 15.00 proseguì il programma religioso con il canto del vespro e dell'inno alla vergine e martire Panacea appositamente insegnato dalle suore di S. Vincenzo, maestre delle scuole elementari di Calasca; con la funzione mariana del mese di maggio, l'incanto delle offerte e la riffa. La festa "riuscì di comune soddisfazione".

La festa

Prima la festa si svolgeva in primavera con programma solo religioso, poi a causa del tempo freddo e spesso piovoso, dal 1997 è stata differita all'ultima domenica di agosto.
Grazie alla strada ormai quasi interamente asfaltata ad opera del Consorzio, di cui presidente prima era Marco Rubini, e ora Walter Cassani, e grazie alle numerose baite dell'alpeggio, è sempre vasto il pubblico presente. Come al Sassello, per ragioni di spazio, messa e vespro si celebrano all'esterno sull'atrio dell'oratorio, per dare modo a tutti di seguire le funzioni religiose.
Anche qui un attivo Comitato organizza la festa (che inizia già la sera precedente con la classica trippa), attraverso un rifornito bar - cucina con specialità alla griglia, polenta e spezzatino, formaggi ecc. e animazioni varie.
N.B. Un tempo l'alpe Quaggiui, molto più esteso di oggi, era abitato tutto l'anno, come Giucola, Cascinolo, Lavello, Lagoncè, Segnara, Patelli ed altri alpeggi di bassa quota. Oggi a Quaggiui d'inverno abitano soltanto Albino Ticozzi e Felicina Bertoletti con le loro capre.

Bibliografia:
Tratto da:
"Calasca e Spigolature di Valle"
A cura di Andrea Primatesta, Arciprete di Calasca - 15 Luglio 2005
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