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Oratorio di Barzona

immagine ingrandita Oratorio di Barzona - Facciata (apre in nuova finestra)L'oratorio di Barzona è l'attuale chiesa più antica della parrocchia.
Dice al riguardo il parroco Tonietti nella sua relazione del 1822 (ASDN): "L'antico Oratorio di Barzona dedicato a S. Carlo Borromeo e forse dapprima a S. Rocco, perché esisteva prima del 1590, è discosto dalle abitazioni, a vista della Valbianca e di sufficiente capacità per quel popolo, con una piccola sacrestia ed un solo altare.
Sopra del Presbiterio e sino ai cancelli è fatto a volta, il rimanente a soffitto di legno". L'inventano (1675) del Guerrini dice che sopra l'architrave del coro (tuttora esistente), cera anche il solito crocifisso ed un mezzo "confessionario" addossato ad una parete dell'edificio.
Se esso esisteva prima del 1590 e S. Carlo, morto nel 1584 venne canonizzato nel 1610, lascia supporre che in origine avesse qualche intestazione diversa.
Era dedicato probabilmente a S. Rocco stesso, già titolare della precedente cappella e presente con un posto di rilievo nello stesso oratorio (come sostiene anche il Tonietti).
Ancora oggi comunque la chiesetta è rimasta isolata dalle case, tutte addossate tra di loro e costruita in un luogo infossato, quasi recondito, al punto che dall'abitato emerge a malapena solo la punta del campaniletto.
Anche questo oratorio sorse grazie a numerosi legati di messe, nonché a generosi lasciti vari ed ebbe per molto tempo un cappellano proprio.
Dall'inventano steso nel 1730 dal parroco Mellerio (APC) esso era dotato inizialmente di:

  • 12 messe annuali, di cui 2 pagate da privati e 10 da "tutta la terra di Barzona" (instr.to Rev. Gio. Batta Rampanello di Ciola, 28 ottobre 1635);
  • 1 messa perpetua fondata da Bartolo Borgo (notaro Gio. Stefano M. di Anzino, 29 7bre 1750);
  • 1 messa perpetua fondata da Bartolo Borgo (notaro Gio. Stefano M. di Anzino, 29 7bre 1750);
  • 1 messa perpetua, lascito Ant.o Borgo (rogito Domenico Rampanello, 12 8bre 1660);
  • 2 messe perpetue fondate da Catta Pozola (rogito Gio. Scaglione, 12 aprile 1676);
  • Legato di lire 1.200 "per tante messe quanto cavar si puote da questo capitale" fondato da Giacomo Pozolo (notaro Domenico Rampanello di Ciola, 21luglio 1677);
  • 4 messe annuali, lascito di Gio Batta Specia (notaro Ant.o Rampanello, 15 febr. 1684);
  • Legato di lire 1.000 fondato dai fratelli Pozoli;
  • 3 "pezze" di terreno donate da Antonio Borgo.
A queste rendite, in seguito se ne aggiungeranno tante altre, un pò per volta. Il vescovo di Novara G.B. Visconti nella sua 2ì visita pastorale fatta il 25 agosto 1703 alla Parrocchia "Arcipresbiterale" di Calasca (così chiamata per la prima volta), già ebbe a lamentarsi che non venivano rispettati alcuni legati e non si dava il resoconto annuale al parroco delle rendite varie dell'oratorio di Barzona.
Ordinò pertanto che tutto fosse regolarizzato "sotto pena dell'interdetto". Tra le altre ammonizioni decretò che "si recidino subito li rami dall'arbore che pendono sopra il tetto della Sagristia; si faccino le dovute riparationi al tetto e si faccia risanare il tavolato al soffitto dell'Oratorio, come anche con calce tutto il muro del medemo al di fuori".
Nel 1750 anche il vescovo Marco Aurelio Balbis avendo trovato lo stesso oratorio trascurato in occasione della sua 1a visita pastorale (1 - 4 luglio), fece mettere agli atti che "alla fenestra della Sagrestia si faranno mettere i vetri, o almeno si farà coprire di tela... ".


Interno

Il piccolo edificio sacro, raccolto e romito, si presenta a navata unica, con una sola porta di ingresso e senza pronao. Il campanile, dotato di una sola campanella, è incorporato nella chiesetta, in quanto si innalza direttamente dall'ala sinistra del tetto.
Vi è un unico altare in legno, con tabernacolo finemente intagliato e un paliotto di broccato.
Sulla parete centrale del presbiterio è dipinta la B.V. Maria incoronata da due angeli, seduta in trono, con un libro ed il Bambino senza veli, in piedi sulle ginocchia. Egli appoggia dolcemente il suo capo a quello della Madre e le cinge il collo con il braccio destro.
A destra di chi osserva è raffigurato S. Rocco, mentre a sinistra S. Carlo. L'affresco, datato 1631, è circondato da una cornice dorata con incisioni, a forma di bifora incompleta.
Di entrambi i santi già da antica data esistevano le rispettive reliquie contenute "in due ostensorij d'arame inargentato". (Inventano arc. Nicolini, 14 settembre 1750, APC).
Il parroco Tojetti afferma che "il curatore dell'Oratorio di Barzona pagha lire tre per la messa in canto nel giorno di S. Roccho ed altre lire tre per la messa di 5. Carlo, e se ivi si dice il vespero pagha lire 3:10 per ogni volta". (Relazione 8 ottobre 1754, APC).
Sempre nel presbiterio, dentro una nicchia si conserva la statua di S. Carlo in legno di cedro collocata nel suo portorio.
Essa fu acquista nel 1983 dallo scultore Enrico Papa di Mergozzo al prezzo di un milione.
Accanto invece, nella parete laterale destra, vi è un altro dipinto di minori dimensioni con S. Carlo prostrato davanti a Cristo morto, assistito da un angelo alle spalle.
Sulla parete di sinistra invece, troviamo un' altra nicchia piccolina con la bella statuetta lignea di Gesù Bambino in piedi, entro un tempietto sostenuto da 4 cariatidi.
Un tempo si faceva anche questa festa in onore di Gesù Bambino, preceduta (come anche le ricorrenze di S. Carlo e S. Barbara) dal suono del campanone in parrocchia.
Dietro l'altare è addossata una minuscola sacrestia, da cui nel 1984 fu trafugato da ignoti un prezioso mobile in noce.
Tra gli arredi sacri in essa conservati, vi sono due mezzi busti lignei con le reliquie di S. Pacifico M., una antica Croce lignea e alcune mute di candelieri in bronzo e in stagno argentato.
Su 4 di questi ultimi si legge: Ven. Confr, della SS. Annunziata.
Nel 1815 furono benedetti ed appesi 14 quadretti della Via Crucis.
Questi nel 1942, in seguito al furto di quelli del Sassello, furono trasferiti su questo oratorio alpestre. A sua volta nell'oratorio di Barzona furono trasportati quelli della Gurva (gli attuali), dietro il compenso di lire 150 al Santuario.
Nei secoli XIX e XX, al tempo delle miniere aurifere nei soprastantì montì della Valbianca che diedero tanto lavoro anche agli stessi Barzonesi, la devozione di S. Rocco - affievolitasi poco alla volta - venne sostituita da quella di S. Barbara, patrona dei minatori.
Nel 1907 fu acquistata la sua reliquia in metallo argentato, mentre nel 1940 la sua statua, al prezzo di lire 266 dalla ditta L. Raffaelli di Milano in sostituzione della precedente, molto grande e assai malconcia, che si conservava in sacrestia.
Concorsero alle spese anche gli operai delle miniere Casetti, Cani e Agaré. Fu aperta una nicchia nella parete sinistra e da allora si conserva qui su un portorio in legno. Esiste anche una riproduzione su quadro di S. Barbara.
Tra le tele invece, due raffigurano la Madonna col Bambino, una il Sacro Cuore di Gesù e un'altra il santuario di Caravaggio con l'apparizione.
Nello stesso anno 1940, oltre la nicchia e l'acquisto della statua, si fecero anche altri grandi lavori.
Dalla vecchia parrocchiale di Antrogna vennero trasportati, dietro compenso alla fabbriceria di lire 500, il bel coro in noce, le balaustre finemente scolpite, nonché il rivestimento in legno delle due pareti laterali, come oggi possiamo ammirare. La posa venne eseguita dai fratelli Ghisoli, falegnami di Vigino. (Ad una attenta osservazione si conosce che è materiale riportato!).
Dalla parrocchiale fu trasportata anche l'acquasantiera in pietra, alla cui base è scolpita una data. Si leggono solo i primi tre numeri 162... il quarto non si riesce a decifrare, in quanto la "pila dell'acqua santa" è stata posata al contrario, con la data addossata al muro di ingresso.
Il pittore Prandini di Bannio invece provvide a decorare l'interno dell'oratorio, mentre l'esterno venne bonificato attraverso un ampio scavo di aerazione, sostenuto da un muro in pietra nel lato verso la frazione.
Per l'opera furono impegnati anche molti uomini per il trasporto a spalla di sassi, cré, calce, cemento e sabbia dal torrente Anza (non esisteva ancora la carrozzabile che sale da Valbianca, né tanto meno quella di Barzona), mentre le donne portarono assi e legname da Antrogna.
Degno di menzione è infine l'affresco staccato e portato ad opera del prof. rosminiano padre Luigi Arioli dalla antica cappella della "Strechia" (dal luogo stretto e scosceso), demolita nel 1975 quando gli abitanti della frazione si costruirono da soli la strada (come già in precedenza, nel 1935 sempre da soli si erano costruiti la piazzetta davanti all'oratorio).
Il dipinto rappresenta la Madonna con il Bambino sulle ginocchia, che tiene il mondo tra le manine, mentre ai lati ci sono S. Rocco e S. Sebastiano, i due santi protettori della peste, spesso in coppia e associati alla Vergine.
La porta di ingresso, in legno di lance a due ante, venne costruita nel 1920 a Vigino dai fratelli falegnami Ghisoli al costo di lire 330. Fu trasportata a spalla a Barzona per lire 7 da Carminati Fortunato.
Nell'Anno Santo duemila sia la chiesetta che il campanile furono completamente restaurati all'esterno, mediante scrostatura, nuovo intonaco e tinteggiatura.
Nel riquadro della facciata principale, sulla pittura di S. Carlo - alquanto ammalorata e rigonfia dalla umidità - è stata sovrapposta una tavola lignea con raffigurato lo stesso santo, opera del pittore Celerino Poletti.
Prima del restauro, sull'alto della stessa facciata era inciso l'anno 1776, a ricordo sicuramente di qualche importante intervento, probabilmente la costruzione dell'attuale campanile. N.B. Prima la campanella era posta al vertice della facciata, sopra la porta di ingresso (come nell'oratorio di Vigino).


Le Feste

Due sono le ricorrenze festive che si celebrano in questa chiesetta: quella del patrono S. Carlo (la domenica più vicina al 4 novembre) e quella di S. Barbara (la domenica più vicina al 4 dicembre).
Il programma è più o meno uguale per entrambe le feste: messa, vespro, processione con le rispettive statue, incanto delle offerte e riffa (parte religiosa); castagnate, degustazione torte casalinghe, cioccolata calda e vino brulé (ad opera del Comitato locale).
Alla festa di S. Barbara, divenuta la più sentita per via delle miniere è sempre stata presente anche la Filarmonica di Calasca, a spesa suddivisa fra Parrocchia e Comitato (almeno fino a questi ultimi anni in cui erano ancora vivi gli ultimi minatori frazionisti).
A volte inoltre, questa seconda festa viene anche preceduta, alla sera della vigilia, da una fiaccolata che si snoda fra le stradine dell'abitato, già adorne dalle illuminazioni natalizie, e con tanto di falò.


Tratto da: Tratto da:
"Calasca e Spigolature di Valle"
A cura di Andrea Primatesta, Arciprete di Calasca - 15 Luglio 2005
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