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Il nuovo rifugio all'alpe Colma è stato edificato sui ruderi di una stalla. Ha avuto dei natali degni se si considera che anche il buon Dio è nato tra un bue e un asinello.
Un tempo non molto lontano quelle mura, ora nuove di malta, racchiudevano l'usta della mandria di Pietro Pidroni che, dal 1962, riposa nel piccolo cimitero di Seppiana in Valle Antrona.
Di lui mi ricordo il carattere bonario, l'umanità struggente e il viso largo e austero. Un giorno di tregenda un temporale violento e improvviso allagò la nostra casera al "Mot da Lor", spense la fiamma nel focolare e annacquò la minestra che stava cocendo.
I fulmini scaricavano la loro violenza sugli abeti e sui fianchi scoscesi del Cinquegna. Il vento teso fischiava tra le pietre dei muri e torceva le cime degli ontanelli.
Pietro ci ospitò nella sua casera "ai Pian" offrendoci anche una focaccia della quale ho un ricordo indelebile. Poi tornò il sole e, dagli usci riaperti, guardavamo evaporare la pioggia.
Pietro ruppe la cagliata nella caldaia poi la premette nel cascino.
Il siero colava in un mastello per i porci che grugnivano negli stabbi. Le donne portavano i "quazz" ossia delle lunghe trecce arrotolate sulla nuca e fermate con una spilla. Le vecchie vestivano di nero perpetuando il lutto per la morte di un parente falciato da malattie endemiche quali: "mal dul grop" (difterite), "mal dul stil" (tubercolosi), "dul miserere" (appendicite), "dla preia" (calcoli alla vescica) e, nelle lunghe serate estive, recitavano il rosario aspirando tabacco da naso. Ma spesso si trovavano sui pascoli dove, ad agosto, fioriscono i garofani frangiati a cantare a squarciagola perché le potessero sentire dai paesi al piano. La maggior parte degli uomini emigrava o svolgeva, altrove, un'occupazione che integrava i magri ricavi dell'alpeggio perciò le donne occupavano un posto centrale nell'economia famigliare ma, allo stesso modo, erano relegate ai margini della vita sociale e politica.
A volte, di pomeriggio, le sorprendevo sdraiate all'ombra di un muro sopraffatte dal sopore.
Il sole caldo dell'estate seccava il fieno dello sfalcio mattutino. Quando le ombre della sera si allungavano sui pascoli c'indicavano i laghi Maggiore e Mergozzo che apparivano lontani dietro la bastionata fortificata del Massone e dell'Eyehorn, e, abusando della credulità infantile, raccontavano che nelle giornate limpide spazzate dal vento del nord, si distingueva la sagoma della Madonnina sulla guglia del Duomo di Milano.
Ancora oggi quando salgo attraverso l'alpe Prer e il bosco fitto d'abeti, o dall'altipiano di Drocala e il vallone di "Furgnùi" dove all'alba pasturano i selvatici, rinnovo l'emozione di quei tempi e dal profilo famigliare di una cima, dalle tracce di un sentiero, dai resti di una zangola che affiora da un "casal", ricostruisco i volti e le immagini che hanno segnato quegli anni.
Un bivacco intitolato a Sergio Jonghi e Aldo Saglio Salti, falciati dall'asprezza della guerra, è ancora agibile sul versante anzaschino e si affaccia sulla Valle Antrona di fronte al "trittico del Sempione" Weismies, Lagginhorn, Fletschorn con un panorama mozzafiato che continua con l'Andolla e la poderosa cresta di Saas.
Le asperità dei quattromila del Vallese sfumano, a sud, nella mitezza dei laghi che bagnano gli arrotondati declivi delle prealpi.
Ad est, dopo i Corni di Nibbio e le cime che separano l'Ossola dalla Val Grande, si scorge l'intaglio della valle Isorno, le cime della Formazza, il monte Cistella e la brulicante pianura ossolana della quale giungono gli echi attutiti e flebili.
La punta del Cinquegna e la cresta che culmina, dopo il passo del Mottone nel pizzo del Ton, nascondono la parete est del Monte Rosa che appare salendo verso la "Croce del Cavallo" dove, in primavera, si aprono le arene d'amore dei galli di monte.
Dalla parte opposta, dopo il laghetto, si entra in una rada faggeta prima di sbucare sulle giavine del Pizzo Castello dal superbo panorama. E' un bel posto la Colma e una montagna facile dalle buone escursioni.
Il nuovo rifugio della "Grande Traversata delle Alpi" ora "Sentiero Italia" e "Via Alpina" che sale da Molini e scende ripido a Rivera in Valle Antrona, sarà un'occasione per rivalutare questi luoghi armeni ancora poco frequentati ma serviti da buoni sentieri.







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